Andar per Giudicarie

, di  Valeria Mobiglia , popolarità : 59%

Sezione di Milano, 18-19 giugno 2006. Andar per Giudicarie. Escursione organizzata dal prof.
Alessandro Schiavi, con la guida scientifica del prof. Bruno Parisi.

Il prof. Parisi, tornato a vivere nel paese d’origine della sua famiglia, Lomaso, nelle Giudicarie
Esteriori, ci accoglie in gran forma a Tione, in Val Rendena, presentandoci subito il complesso
territorio denominato Le Giudicarie: un insieme di valli, pianori e montagne, situate all’estremità
sud-occidentale della provincia di Trento che include l’alto bacino del fiume Chiese, fino al suo
sbocco nel lago d’Idro ed il bacino del fiume Sarca, immissario del lago di Garda. Il toponimo
indica che queste valli dall’XI secolo furono a lungo rette da uno Judex, vicario del Principe –
Vescovo di Trento.
La prima tappa è in Val Genova, una valle alpina laterale che si diparte da Carisolo. Situata nel
settore orientale del Parco Adamello-Brenta, presenta un profondo solco vallivo a modellamento
glaciale: il programma è di raggiungere la piana di Bédole con il pullman, dove si possono
osservare i ghiacciai che scendono dalle vedrette del Mandron e della Lobbia, l’area glaciale più
estesa delle Alpi italiane ( 18 Kmq ghiacciaio dell’Adamello –Mandron). La direzione del parco
tuttavia non autorizza ancora il transito automobilistico estivo della valle, dobbiamo ripiegare
quindi su una breve escursione a piedi per raggiungere la cascata del Nardis: l’acqua, proveniente
dal ghiacciaio della Presanella, scroscia con un salto di 130 metri.
Grazie alle battaglie ambientaliste degli anni sessanta la Val Genova ha le acque ancora libere,
selvagge, non domate dagli impianti idroelettrici: d’inverno la cascata del Nardis diventa una
colonna di ghiaccio durissimo, vetrato e azzurro, paradiso degli arrampicatori.
Ritornati in Val Rendena saliamo oltre Madonna di Campiglio al Campo Carlo Magno a 1681
metri. Qui ammiriamo le Dolomiti del Gruppo del Brenta con le caratteristiche rocce dove si legge
bene la sedimentazione orizzontale dell’antico fondo marino, poi saliamo fino a Malga Zeledria a
1767 metri, e visitiamo il piccolo caseificio che lavora il latte prodotto dalla mandria di mucche che
pascola lì intorno.
Scendiamo percorrendo Val Algone, costeggiando un’ antica vetreria che sfruttava per la
lavorazione la roccia quarzifera testimonianza, insieme alla dismessa filanda di seta a Lomaso, dello
sviluppo industriale in queste vallate, legato alle materie prime locali.
Ci soffermiamo alla cascata del Rio Bianco con accanto il percorso dell’Orto botanico che offre le
peculiarità della flora alpina.
Attraversando Stenico ammiriamo il Castello, centro della vita giuridica ed amministrativa della
Judicaria Summa Laganensis, sede medievale del Capitano vescovile e residenza del Principe
Vescovo di Trento.
La giornata seguente è dedicata all’esplorazione dell’Ecomuseo della Judicaria, di cui il prof.
Parisi e la gentile signora Luisa sono appassionati divulgatori.
Ci soffermiamo in particolare sulla tipica abitazione rurale: una casa di grandi dimensioni, molto
solida, sovente allineata ad altre in un blocco plurifamiliare: il basamento è in pietra, con grandi
portali e loggiati, la sovrastante struttura è interamente lignea, con ampie rastrelliere per
l’essicazione dei prodotti. Una particolare caratteristica è l’arco-ponte che collega la strada al
fienile, con un percorso abbastanza ampio da agevolare lo scarico del fieno direttamente dal carro
agricolo. Fino agli anni ’30 del secolo scorso la copertura era realizzata con paglia di segale: grazie
ad un progetto dell’università di Trento verrà ricostruita in un’area museale un maso con questo
tradizionale tetto in paglia. Nel chiostro francescano abbiamo visitato una mostra fotografica che
documenta la vita rurale di questi borghi e l’importante emigrazione americana che ha caratterizzato
la popolazione di queste vallate.
Sempre il chiostro del convento di Campo Lomaso è parte dell’itinerario del Parco del poeta
Giovanni Prati, che qui nacque nel 1814 e trascorse la giovinezza in luoghi a lui molto cari e di
grande suggestione.
Un altro luogo che esploriamo con attenzione è il sito palafitticolo della torbiera di Fiavè: il
biotopo dell’antico lago glaciale di Carera, oggetto di sistematiche indagini del Museo tridentino di Scienze Naturali e dei Beni Archeologici della provincia di Trento, è documento di vita preistorica
con insediamenti su palafitte, risalenti al 2300 a.C., nell’età del Bronzo. Fotografiamo i tronchi che
emergono dall’acqua in sorprendenti condizioni di conservazione, dopo aver visitato il piccolo
museo di Fiavé dove sono state ricostruite le palafitte con un funzionale ancoraggio di tronchi
disposti in orizzontale in acqua.
Dopo pranzo concludiamo la visita alle Giudicarie visitando un breve tratto del Parco fluviale con la
forra del Limarò e percorrendo il vasto e riposante Parco urbano della fonte termale di Comano,
che sgorga a temperatura costante di 27° dalle profondità delle dolomie del Gruppo Brenta, ed ha
notevoli capacità terapeutiche nella cura delle malattie dermatologiche.
Molto resta ancora da esplorare di queste valli, il prof. Parisi ci parla del parco dei Castelli e dei
Palazzi, delle antiche Pievi, degli affreschi dei pittori itineranti Baschenis, del parco dei
terrazzamenti, con gli oliveti più a nord d’Europa, della Via del Vino e dei Sapori, con prodotti
tipici tradizionali come la ciuiga, salamella affumicata di suino, la carne salada, il formaggio
Spressa, la patata di Lomaso e la noce del Bleggio... tutto ciò merita un’altra escursione scientifica,
a partire dalla selvaggia,e per ora irraggiungibile, Val di Fumo!

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