Associazione Italiana Insegnanti di Geografia - Sezione di Varese
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Il congelamento delle acque costiere del mar Nero in Romania

martedì 28 marzo 2006, di Irina Virginia Dragulanescu

Un evento molto raro e con gravi conseguenze: il congelamento delle acque costiere del mar Nero in Romania. I primi mesi del 2006 sono stati caratterizzati da un’ondata di gelo che ha duramente provato i Paesi dell’Europa dell’Est e creato gravi problemi alle loro popolazio ni. In Italia si è parlato molto di questo sia in rapporto ai disagi subiti dagli abitanti dell’Europa orientale, sia alla diminuzione delle forniture di gas provenienti dalla Russia e, in parte, trattenuto dall’Ucraina per far fronte a questa difficile congiuntura. Abbiamo ricevuto da Carlo Ceresa, che lavora in Romania, un’interessante documentazione fotografica commentata ed integrata da una studiosa rumena residente in Italia. Il clima della Romania, grazie alla posizione geografica del Paese, è di tipo continentale temperato. Soprattutto nella Dobrugia, regione costiera in cui il Danubio si getta nel mar Nero, per la vicinanza dei grandi spazi continentali russi, arriva un vento freddo (chiamato Crivat) che soffia da nord-est a sud est. Causa inverni molto rigidi con conseguente congelamento del corso e del delta del Danubio per un periodo di due-tre mesi all’anno. Nell’est remità sud-orientale de l Paese dove si sono maggiori i benefici della marittimità il clima è invece più mite. Così il litorale rumeno del Mar Nero - da Costan za (la più importante città della costa, con una popolazione di oltre trecentomila ab itanti, conosciuta come Tomis fi n dai secoli VII – VI a.C.) a Mangalia - è stato toccato, tra metà gennaio e metà febbraio 2006, da un evento molto raro: il congelamento delle acque costiere del mar Nero. Tale situazione non è stata determinata solo dall’abbassamento della temperat ura fino a 30 gradi so tto zero, ma anche dalle raffiche di vento gelido che, raggiungendo i 60 km orari, hanno “sp azzato” l’abbondante coltre nevosa dalla terra al mare. Secondo la Capitaneria zonale di Costanza, a causa delle cattive condizioni meteorologiche, il mare si è gelato fino a un chilometro dalla costa. Nel tratto di mare di fronte a Costanza lo spessore del ghiaccio è arrivato a oltre 30 cm: ciò non si verificava da ben 31 anni. In tale situazione, “camminando sul mare”, si poteva “esplorare un nuovo territorio” esteso fin oltre le dighe di protezione. Inoltre, tra lo stupore della popolazione e l’interesse degli studiosi, la superficie del mare congelandosi all’istante, assumeva la forma delle onde, modellando una banchisa dalla peculiare forma ondulata. L’evento anomalo, presentatosi sul litorale rumeno, è dovuto al concatenarsi di tre fattori:

a) i fondali marini poco profondi;

b) l’eccezionale abbassamento della temperatura;

c) il probabile alto tasso di inquinamento delle acque che ne ha prodotto l’abbassamento della salinità favorendo il congelamento.

Questo fatto, a cui gli esperti hanno dato particolare rilievo, rappresenterebbe un segnale negativo, in rapporto alle condizioni ambientali. Si noti che il mar Nero, essendo un bacino chiuso, presenta una salinità superiore a quella di altri di altri mari più aperti. Il mare ghiacciato alla riva ha comportato la chiusura temporan ea dei porti costieri rumeni quali Costanza, Midia, Navodari, Mangalia e quella del canale di Sulin a (che collega il Danubio al Mar Nero) che ha bloccato il porto fluviale di Tulcea. L’abbassamento delle temperature ha determinato al tresì la formazione di lastre di ghiaccio sul Danubio che, unite quelle provenienti dall’affluente Siret, hanno prodotto un congelamento del 90% della superficie del fiume nella pr ovincia di Tulce - ci si riferisc e all’intero territorio rumeno del Delta - impedendo l’accesso delle navi e la normale navigazione fluviale. In effetti, nell’arco di una settimana, il livello de lle acque del Danubio si è abbassato di circa un metro ed il calo della temperatura ha prodotto il formarsi di ponti di ghiaccio che hanno ad dirittura collegato le sponde opposte dei bracci piuttosto larghi del Danubio. Massiccio è stato l’intervento delle Autorità ru mene che, con l’impiego di molti mezzi meccanici e di oltre ventimila uomini, si sono adoperate per riaprire le vie d’acqua, ripristinando la navigazione marittimo-fluviale per alleviare, innanzi tutto, i disagi delle popolazioni. L’aumento delle temperature ha cont ribuito al superamento di questa fa se critica, ma le migliorate condizioni climatiche, non sono prive di conseguenze negative legate al disgelo e, quindi, alle piene dei corsi d’acqua.

Irina Virginia Dragulanescu

Messina, Dipartimento di Scie nze Economiche, Finanziarie,

Sociali, Ambientali e Territoriali dell’Università;

Sezione Sicilia

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